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domenica 14 aprile 2013

Baciami stupido!







Ma poi che cosa è un bacio? Un giuramento fatto, un poco più da presso, un più preciso patto, una connessione che sigillar si vuole, un apostrofo roseo messo tra le parole t'amo; un segreto detto sulla bocca, un istante d'infinito che ha il fruscio di un'ape tra le piante, una comunione che ha gusto di fiore, un mezzo di potersi respirare un po' il cuore, e assaporarsi l'anima a fior di labbra! (Edmond Rostand)


Il bacio è questo ed altro ancora. E chi lo dice?

Ecco appunto, io ho sempre pensato che il bacio fosse il bacio, che non è “un bacio”, ma è “Il bacio”.

Voglio dire quando baci un ragazzo sulla bocca non esistono tanti modi di baciarlo…

lunedì 8 aprile 2013

Io sarei allegra come la Gerbera...




Non che abbia mai avuto modo di parlare con i fiori e, per tranquillizzarvi, nemmeno li ho mai sentiti parlare.

Il linguaggio dei fiori, conosciuto anche come florigrafia ha radici molto lontane. Questo modo di comunicare si sviluppò già a partire dall’Ottocento. Fiori e allestimenti floreali erano un valido mezzo per “comunicare” emozioni o stati d’animo, senza creare “disordini” morali.

Se ricevete da un uomo un Chiodo di garofano, ci tengo ad informarvi che non vuole sfruttare la proprietà analgesica del fiore, per farvi preparare un decotto per il mal di gola, ma vuole semplicemente comunicarvi di avervi amata a vostra insaputa!
Credetemi non c’era e non c’è mezzo di comunicazione più diretto e preciso dei fiori.

lunedì 25 marzo 2013

È tutto un attimo




L’attimo in cui ho deciso di rimettermi a scrivere, è stato solo una questione di un attimo.

Tutto si gioca in una foto istantanea della tua vita, in un’immagine che sembra voler restare ancorata a quell’attimo.

In un attimo ti affidi ai tuoi pensieri che cercano di spiegarti cosa sia successo, un attimo di dolore, un attimo di gioia, un attimo di smarrimento, un attimo di indecisione, un attimo di speranza.

I momenti della vita.
Sei forte di attimi, un susseguirsi di attimi infiniti.

lunedì 4 febbraio 2013

Re-Sushi-Ti-Amo




È un po’ che continua a ripeterlo “ti voglio portare lì, andiamo lì, è tutto buonissimo!”
“Ti vengo a prendere alle sette!”
Gabibbo è l’amica mia; lei non chiede, lei non discute mai, non fa conversazione, non chiacchiera, non scambia opinioni…lei ordina!
Cosicché sabato, spinta da una tempesta con raffiche di vento a 25 nodi, mi ritrovo seduta nella sua auto.

Gabibbo non possiede un’auto, il suo è un salotto e tu sei un acaro.
Nella portiera ha un polverdetector, se non hai le scarpe pulite, parte una sirena, che la sento pure io.

mercoledì 30 gennaio 2013

E.T. può succedere, no?



Mi sventola il telefono sotto il naso. I baffi alla Magnum coprono spietati le labbra. Un’impresa carpire cosa stia dicendo.
Chiedo a babbo mio di ripetere più lentamente.
Intravedo un “non funz…” “bloccat”, “non sento”.
Dillamme.

Sono di corsa e non avendo capito il problema gli dico “mettilo in carica, sarà scarico no? O hai finito il credito?”
Scuote la testa (questo l’ho capito).

giovedì 24 gennaio 2013

Telefonando perché?





Chiara, l’amica mia, mi disse “ecco ora scegliti un nome per il tuo blog?”.
Un nome?
Io? Io, devo trovare un nome per il mio blog?
È successo anche agli altri blogger? Siamo sicuri?
A me sembra più difficile scegliere il nome del blog che prendere la decisione di aprirlo (è anche vero che è più “facile” restare incinta che decidere il nome del proprio bambino).
Telefonando.
Ho pensato ad una cosa che mi piaceva tanto fare (ma va?) e che non avrei mai creduto che ne avrei dovuto fare a meno.
Qualcosa che mi aveva fatto ridere tanto, ma anche piangere, che non sempre ho compreso, che spesso ho “trattato” male, che mi ha fatto battere il cuore, ma anche sbatterci la testa, che mi ha fatto sentire vicina a chi mi era lontano, che ha raccolto le mie lacrime in silenzio senza ….risposta.
Telefonando.
Ora non lo posso più fare. Ma che dico?
C’ho un blog! Telefonando lo faccio da qui.




mercoledì 23 gennaio 2013

C'ho un blog



Non succede così, non è che una si alza la mattina, si stiracchia, mette i piedi giù dal letto, guarda la sveglia e dice “è ora di aprire un blog!” Non succede così.

Fino a quel giorno lì, hai fatto altro. Certo che qualche blog lo leggevi, e qualcuno ti è piaciuto assai.
Ma non basta. Io continuavo a dire “non ce l’ho, un blog”.
Alla fine mi garbava pure che dicessi di non avere un blog.
Io non ce l’ho un blog.
Mi piace scrivere, ma non ce l’ho un blog.
E perché non ce l’hai un blog?
E chi ha detto che non ce l’ho!

C’ho un blog!

È quasi imbarazzante, ma sto cercando di “rompere il ghiaccio” con mister Blog.
Scrivere in un sito, quello che ho fatto per qualche mese, è un po’ come andare in tivù. Sembra che davanti all’obiettivo diventino tutti più sciolti, pronti a dichiarare al “mondo” i propri pensieri più intimi.

Ma ora c’ho un blog!

È diverso. Se potessi fare un disegno del “diverso” disegnerei qualsiasi cosa ma con l’altra mano. È più difficile? No, è diverso!

C’ho un blog!