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mercoledì 29 agosto 2018
Milano-Chiasso, 20 minuti per un bacio
(I baci perugina sono per i giovani)
Lo scarto, quello, il cioccolatino con il bigliettino d’amore, mi appresto a leggerlo, con l’entusiasmo di un’adolescente, in un’attesa amletica. Lo fisso, inizio a leggere… metto a fuoco a 30 cm dal naso, sono aperte le danze a yoyo . Dopo cinque minuti sto ancora salivando il nocciolato sul biglietto. La Pina mi fa notare, buttando là una sguardo scanzonato, che ho il biglietto, non solo al contrario, ma pure al rovescio. Ride, Lei. Riposiziono il tutto, mi concentro, strabuzzo gli occhi con pazienza … la prima parola “Riposa, no no! Riprenditi… No ...Ripreso…No ...Rispondi.. Passo alla parola successiva … questa è più chiara “amico”. Ci siamo ora devo capire se “l’amico riposa o si riprende”. Tiro un sospiro. Terza parola: “segreto”. Evvaiii! Son passati 10 minuti. Quarta parola: “eolo”! Dunque “Riprenditi amico segreto” che “eolo” (nano) ci sta! Biancaneve, l’amore, l’amicizia, il segreto… E la Pina: “si fa tardi”. Non mi scoraggio. Lei ride, io non posso permettermelo! Mi metto due gocce di collirio nell’occhio. Si riparte. A leggere. “Pal.. paese, pal..pal…paypal… La Pina si intromette e mi urla: paleseeee!!! Non la sento. Continuo. Mi guardo intorno, l’autogrill è semivuoto, e poi tutto d’un fiato, mi ritorna in mente… “Riprendi l’amico in segreto e lodalo in palese”!!!. Mi attacco al tè verde fresco-schifo come un maratoneta assetato al termine di una gara, nell’altra mano un altro bacio. Lo scarto e butto via subito il bigliettino. L’amore è un’arte, ma quanta fatica…
Si riparte, stavolta in auto. Nel lettore è rimasto un cd di 11 anni fa... la pina mi racconta… e io sento il cuore più forte di questo motore… #baciperugina
giovedì 22 ottobre 2015
Per quanta strada ancora c'è da fare... buon viaggio amico mio
Dopo una rocambolesca estate alle prese con un ragazzino ormai sedicenne, che ingarbuglia ogni mio tentativo di esprimermi nella figura genitoriale, avevo riposto la penna nel cassetto.
Diventa più difficile scrivere
quando crescono. Hanno una capacità di dirottare le situazioni ad una velocità
che non riesci più nemmeno a elaborare dentro di te quello che sta succedendo,
che già qualcos’altro sta per succedere.
Ti ritrovi a ridere e dopo pochi
istanti ad angosciarti per le loro scelte... come quella di partire in vacanza
da solo, con gli amici. L’ha fatto!
Non è stata (la mia) una decisione a
cuor leggero, tutt’altro. Non c’è un’età
nella quale questo debba succedere.
Devono esserci i presupposti, c’erano…
oddìo, se ci penso mi sento male!
Ho riavvolto la pellicola della mia
adolescenza, mi sono rituffata nei miei sedici anni… c’erano le premesse per
questa vacanza?
Lo scrivo con una tranquillità … che
sembra mi sia tracannata un litro di balsamo alle erbe.
Il giorno della partenza dei
magnifici 7 (sì, erano in sette a partire per questa vacanza in solitaria), era
un sabato pomeriggio torrido. Il ritrovo in un’area di servizio in Svizzera,
dove sarebbe transitato il Pullman diretto in Calabria.
E certo, la vacanza da soli si fa
lontana, no?
I magnifici 7 pronti a partire, con
tanto di valige, ombrellone sotto il braccio, frigo box anni 60, cuffie per la
musica, sigarette (non le ho viste e non voglio saperlo)…
Sotto questo sole … si parte sul
serio…
Prima fermata, primo autogrill,
prima sosta…
Lui, uno dei magnifici 7 scende dal
Pullman, prima di entrare nell’autogrill, lascia la valigetta con il computer, fuori!
Ora (richiudete la bocca), vent’anni
fa bastavano pochi minuti e sarebbe sparita, rubata, volé, gestohlen!
Oggi, fuori dal ristoro,
c-a-r-a-b-i-n-i-e-r-i in attesa degli a-r-t-i-f-i-c-i-e-r-i!!!
Boom!
Revocati gli allarmismi … il viaggio
to be continued
Ripiglio un testo di mio figlio,
scritto in terza elementare, che conservo. È un tema sull’amicizia, l’amico è
Lui… quello della valigetta….
Forse le premesse c’erano…
(per
gentile concessione di Manuel e Gabriele)
La mia amicizia è nata quando le maestre ci hanno portato nella classe dei rossi per fare dei lavoretti, così mi sono seduto vicino a lui da quel momento siamo diventati amici. Ci siamo presentati e ci siamo detti se dopo ci sedavamo vicino.
Io
ho pensato che la nostra amicizia sarebbe stata bella e che avremmo fatto tante
cose insieme. Io ho provato la sensazione che c’era qualcosa di speciale per me
e sapevo che saremmo diventati grandi amici.
Gabriele
era il mio migliore amico che avevo conosciuto.
Quando
eravamo insieme all’asilo le maestre ci separavano perché eravamo un po’
monelli, davamo sempre fastidio agli altri.
La
nostra amicizia era bella.
Dopo
Gabriele è andato alla scuola primaria, non ci siamo più visti per tre anni.
Dopo gli ho chiesto se mi dava il numero del suo telefono di casa e così da
quel momento ho incominciato a chiamarlo ogni giorno per farlo venire a giocare.
Cosi
la nostra amicizia è ritornata.
Manuel
domenica 5 aprile 2015
Ma Dio è simpatico?
Un
non troppo vecchio post… per una Buona
Pasqua a tutti
Se
Dio sia simpatico me lo sono chiesta un’infinità di volte. Mi chiedo anche
altre cose nella vita, così giusto per rassicurarvi.
Sin da ragazzina quando sceglievo chi frequentare sono sempre stata trasportata dall’entusiasmo. Se c’era qualcosa di interessante, divertente, soprattutto divertente, io c’ero.
Sin da ragazzina quando sceglievo chi frequentare sono sempre stata trasportata dall’entusiasmo. Se c’era qualcosa di interessante, divertente, soprattutto divertente, io c’ero.
Ora,
ma Dio è simpatico? Poco, abbastanza, molto… Io dico abbastanza.
Premetto
che chi scrive è cattolica, ma non pratica molto, un po’ come la palestra; ci
vorrei andare, ma rimando sempre.
Oggi i ragazzini dopo la S. Cresima, “ottenuto” quel pezzetto di carta che conferma il battesimo: fuggono o forse sfuggono! Perché? Dio non è simpatico? La Chiesa o il luogo dove ci si ritrova a parlare di Dio non sono attrattivi? Oppure era un “obbligo” e ora è scaduto quindi scelgono di fare altro? O ancora la Chiesa è noiosa e inutile? (Dio abbiamo accertato che è simpatico).
Oggi i ragazzini dopo la S. Cresima, “ottenuto” quel pezzetto di carta che conferma il battesimo: fuggono o forse sfuggono! Perché? Dio non è simpatico? La Chiesa o il luogo dove ci si ritrova a parlare di Dio non sono attrattivi? Oppure era un “obbligo” e ora è scaduto quindi scelgono di fare altro? O ancora la Chiesa è noiosa e inutile? (Dio abbiamo accertato che è simpatico).
venerdì 3 aprile 2015
Anche tuo figlio è un campione?
“Tuo figlio cammina?” No, ma ha preso la patente settimana
scorsa e ora guida! Quante volte vi siete sentite domandare: “Cosa sa
fare tuo figlio? Cammina? Parla? Mangia da solo? Fa la pipì nel vasetto, insomma
è un campione?” (io
nel vasetto ci pianto le erbe aromatiche, ma sorvoliamo).
Ha già tolto il pannolino? (quello glielo toglievo io e ancora
non ho capito come riuscivano a toglierselo tanti bebé).
Ha detto prima mamma o papà?
Ma sa già scrivere il suo nome? E contare?
Il mio recita le poesie a memoria e canta divinamente!
Ah no, il mio non parla
benissimo, ma sa fare il triplo salto mortale con avvitamento!
Ci si spreca ad elogiare la propria creatura, ma studi personali
mi confermano che il 90% delle mamme passa attraverso
questa fase, io la chiamo la “lamammadelcampione”.
Io non lo sapevo come sarebbe
stato essere mamma, certo nell’immaginario m’aspettavo di partorire un
“cicciobello”, ma si vede che non avevo mai avuto una bambola da piccola e sono
stata “punita”.
Quanto era brutto quando è nato!
Allora una si crea per forza delle aspettative future, o finge e
continua a ripetere a se stesso che suo figlio è il più bello di tutti.
Mio figlio ha iniziato a parlare… tardi. Tardi? Che
vuol dire tardi? Ah
certo, dopo il tempo stabilito. Stabilito? Ma da chi?
Io do la colpa al nonno, comunicavano a smorfie!
Ma lavoravo, e me ne sono accorta… tardi! Un’altra volta tardi!
Mio figlio ha fatto tutto tardi, però aveva una grande
immaginazione. Peccato che quella non si “vede”.
In prima elementare la maestra chiese ai bambini di scrivere a
fianco ad ogni disegno il loro significato.
Alla figura di uno scimpanzé il mio figliolo
scrive “Zio”. La
penna rossa della maestra colpisce inesorabilmente a morte lo “Zio” con un
punto interrogativo!
Quel giorno arriva a
casa… tardi, ridacchiando. Guardo il quaderno e chiedo “What’s”? E
lui: “Non è colpa mia se la maestra non ha capito che è mio zio travestito da
scimpanzé!” (n.d.r. era il periodo di carnevale)
Dategli torto!
Ecco mio figlio non sapeva cantare, né recitare, e quando
parlava non lo capiva nessuno. Però aveva tanta fantasia.
Ma quella non si esibisce,
tant’è che alla fine mi sono arresa, non poteva competere con i cuginetti e
amici che recitavano, cantavano, ballavano e tant’altro.
A scuola avevo una tattica
mia, stavo ad aspettarlo a una distanza ragionevole, dal portone della scuola.
Tanto quanto bastava per vedermi, ma non abbastanza per farmi vedere dalle
maestre. Poi arriva il momento che non scendi nemmeno più dall’auto.
Mi consegna il quaderno di
religione per firmare la verifica.
All’ultima domanda “il
libro di Gesù?”, il mio figliolo risponde: Il Topolino!
Antonella Lolli
venerdì 11 aprile 2014
Shopping con mammà!
Non resisto al bisogno impellente di vivere situazioni
estreme. Ancora non ho imparato che si può anche stare in panchina e lasciarli
fare. No, no, figuriamoci, io non mollo!
Alla richiesta di mio figlio: “Ma’, forse c’ho bisogno di
qualche vestito che vado in colonia al mare!” (come se finora l’avessi mandato
in giro déshabillé ), ho risposto “presente!”
Naturalmente colgo al volo “l’occasione”! Ebbene sì,
aspettavo questo momento da tanto tempo.
Calmi tutti, non è il sole che mi ha fatto male. Finalmente
potevo fare la mamma-shopping. Per chi ha figlie femmine quest’esperienza
avviene molto prima, credo, e con tutta sincerità un po’ mi manca non poter
avere quei momenti di complicità che vengono a crearsi tra mamma e figlia.
Mi fiondo in auto come Nuvolari, sistemo lo specchietto,
giro la chiave e sul sedile a fianco, eccolo! Si allaccia la cintura, si parte.
Già mi immaginavo di trascorrere quel piccolo viaggio
insieme chiacchierando un po’. Mi fa segno subito con il dito di stare zitta,
poi alza la musica e canta a squarcia gola. Immerso nel suo mondo, non mi
resta che comunicare in solitaria. Ogni mio cenno, atto ad iniziare una
conversazione, viene prontamente revocato. Ma io sono un’ottimista! Tra
poco siamo al centro commerciale, si parcheggia, e poi voilà,shopping
con mammà!
Eccoci arrivati, parcheggio e lui scende, ovviamente senza
aspettarmi. La camminata è quella che tanto ho “criticato”. Ferma e convinta ho
sempre ripetuto a me stessa in passato: “il mio non camminerà mai così!”,
appunto in passato.
Lo raggiungo e mi guardo attorno, l’impressione osservandolo
è quella di essere in giro con i Mancio e Stigma, sì proprio quelli, gli
Emo! Porta pazienza, non mi scoraggio. Appena entrati al centro
commerciale, si volta e con fare minaccioso mi dice “Se mi fai vedere le cose che
non mi piacciono me ne vado”.
Ma che bello fare shopping da Trieste in giù!
Quand’è che lo aprono lo sportello “sos mamme in apnea?”
Ha puntato il negozio, si entra. Sto al suo fianco, guardo un po’ in giro, mi volto
e già non c’è più.
No, perché avvisarmi è un disturbo!? Tant’è che parlavo da
sola! Sono pure convita che le commesse sono abituate. Noi mamme parliamo con
presenze invisibili da sempre, ancor prima che la Nasa annunciasse il primo
avvistamento di un’entità animata.
Si ritenta, secondo negozio. Qua ci siamo, me lo sento!
Trova i jeans “comelivolevalui”.
Stavolta ho fatto bene la mam…argh!
Entra in cabina per provare i pantaloni, io attendo.
Impaziente, sbircio, giuro ho solo sbirciato. L’avessi mai fatto! Urla come
Polifemo nell’Odissea. “Chi è?”
Rispondo “Nessuno, amore, è la mamma!” . Torno in panchina!
Ora non vi racconto i dettagli, giusto per dire, due
pantaloni, un costume da bagno, due magliette, sette anni della mia vita.
Armata
ancora dall’entusiasmo iniziale, gli propongo una merenda insieme al bar. Poteva andar bene?
Certo, mi risponde, “ma beviamo solo, la merenda la facciamo a casa”.
Naturalmente, ma sicuro, chi c’ha più la forza di
contraddirlo?
Non siete curiosi di sapere cosa abbiamo, o meglio cosa ha
bevuto? Una spremuta d’arancio, una bottiglietta di acqua minerale, due mega
brioches!
Tanto sono ubbidiente io, che mi sono presa solo un
cappuccino! Ma la merenda non si faceva a casa?
Finito il lauto pasto, ecco che si precipita dentro il
negozio di videogames. L’allenatore chiede il cambio, rientro in gioco.
Eh no carino, siamo venuti per i vestiti, non per i giochi.
Mi guarda dritto negli occhi e convinto mi dice “Sei
disposta a spendere 40 euro per un paio di pantaloni e non mi compri un gioco
da 30? Spiegami il perché!”
Mi gratto la testa, cerco nella borsetta, ecco qua… beccati
sto cartellino rosso!
mercoledì 26 febbraio 2014
Se sei tu l'angelo azzurro...
Non aspettatevi premesse. Non sarei
credibile.
Prima o poi sarebbe arrivato il
momento in cui qualcuno avrebbe fatto meglio di me, no?
Mamme non si nasce, giusto? Nemmeno
figli si nasce, giusto?
Io ho lavorato sodo, anche nelle
situazioni peggiori non ho mai mollato. Sono stati anni difficili. Lui, un
carattere forte, deciso, despota, non per nulla in tenerissima età si era
guadagnato il soprannome di Tirannosauro rex.
Sapeva come farmi piangere. Punto.
Un paio di scarpe, un pantalone
nuovo, una giacca da cambiare, un parco giochi diverso (non scelto da lui) e la
bomba si innescava (chi di voi ha appena pensato “i bambini sono tutti uguali”,
è esonerato dal leggere il post per intero. Chi invece ha pensato che avrei
dovuto essere più autorevole, non me lo dica, non reggerei).
Conservo ancora un paio delle sue
scarpine, se si possono ancora definire tali.
Loro sono state oggetto di una guerriglia durate mesi e mesi. Poi le
maestre dell’asilo hanno provveduto a sostituirle (con un paio di scarpe che
avevo consegnato loro di nascosto).
Naturalmente Lui le ha calzate senza fare un “cip” per poi correre spensierato,
Lui, a giocare.
Poi abbiamo avuto la fase “non mi
vesto”. Anche qui le maestre hanno capito, Me.
Allora in pieno inverno lo infilavo
in auto in canottiera e boxer, gli allacciavo la cintura, gli mettevo la
museruola e lo portavo all’asilo.
Appena entrato si faceva vestire in
zeroventunsecondi. Bello di mamma.
Siamo stati genitori “cattivi”. I
primi anni lo “abbandonavamo” dalla parrucchiera.
Lo sentivamo strillare, piangere, ma
noi imperterriti! Al bar, di sotto, a bere un caffè.
Lui ne usciva più forte che mai.
Crescendo, Lui, tu pensi di aver
acquisito determinate strategie di persuasione, ma Lui cresce e ti ingarbuglia
tutto.
È un po’ come se all’ultimo pezzo
che manca per terminare il puzzle, con un colpo di mano qualcuno te lo spazza
via.
venerdì 31 gennaio 2014
Liberiamo una ricetta: il Pandolce del Principe Rospo
Questo post partecipa a Liberiamo una ricetta: edizione 2014
Non c’era mai stata una volta una
principessa cosi golosa.
A Palazzo si chiedevano tutti come mai non si fosse
ancora maritata.
Principi di tutto il mondo si
recavano dal Re a chiedere in sposa la figlia. Oramai il padre aveva perso ogni
speranza. Sua figlia era strana.
Non
amava le feste, e nemmeno i ricevimenti. La sua passione era la cucina.
Ma ahimè… l’avrebbe mai trovato un
marito disposto a governare o meglio a rigovernare la cucina?
La principessa era spiaciuta di
vedere il padre così triste, ma di sposare un principe qualunque non ne voleva
sapere.
Mhm… ci voleva una ricetta segreta,
ci voleva qualcosa che… potesse far giungere al Castello l’uomo che l’avrebbe
resa felice…
Si rinchiuse per giorni in cucina,
impastava, cucinava e disfava per ore e ore..... nemmeno di notte riusciva più
a dormire.
Un giorno arrivò a palazzo un
giovane e chiese di parlare con il Re.
Il Re dopo averlo ascoltato iniziò a
ridere così tanto che quasi si sentì male. Ma decise di dar seguito alle
richieste del giovane e gli consegnò:
sabato 14 dicembre 2013
Se stasera sono qui...
È perché
non è giusto lasciare andar via i miei pensieri . Sono mesi che non scrivo. Sono
mesi che dimentico le mie riflessioni dentro quell'auto. Accendo il motore,
parto. Non lo so come succede, ma dopo una manciata di chilometri, ho già
scritto il mio prossimo post. È li dentro di me. Perfetto. Pronto. Ora non
serve altro che scendere dall’auto e mettersi alla tastiera. Ma sono ancora in auto e mentre percorro
chilometri di parole continuo a ripetermi “ecco se potessi registrare quello
che mi passa per la testa..”. Inarco le sopracciglia, facile a dirsi quando non
si può sentire. Che mi registro a fare? Non ci avevo pensato.
Se stasera
sono qui è perché…
Quando
scendo dall’auto dopo pochi istanti non ricordo più nulla di quello che avrei
voluto scrivere. Come nei sogni. Ti svegli al mattino, ti sembra di essere
stata protagonista del prossimo film candidato all’Oscar e invece nulla. Nulla.
Ti fai il caffè, giri lo zucchero con il cucchiaino, una due tre volte… non
torna nulla.
Eppure sei
sicura che in quel sogno tu c’eri!
Allora ho
pensato di quanto fossi strana, a volte inconcludente, e nella mia pigrizia
mille scuse valide per non scrivere.
A me piace
scrivere!
domenica 23 giugno 2013
Io, lui e la vita
Non ho
pianto quando ha terminato la Scuola dell’Infanzia, a ricordar bene, nemmeno il
primo giorno di scuola elementare.
Commossa
per il passaggio alla Scuola secondaria?
Mi spiace,
ma nulla!
Sarà per
questo che non ho mai avuto l’esaltazione di scrivere qualcosa con lo scopo di
immortalare emozioni e vissuti di momenti che non torneranno mai?
Confermo,
quasi con certezza.
E ora? Ora
che succede? Mi ritrovo pure io travolta in questo turbine di entusiasmi che
non è solo “sta crescendo” ma anche “sta facendo delle scelte personali ben
precise”.
Ha
terminato giorni fa le prove scritte di terza media, comprese le temutissime
invalsi (spauracchio più mio che suo) e tra poche ore gli orali, cioè la tesina interdisciplinare.
E certo, la tesina! L’ha scelta lui!
Scorro con nevrosi ossessiva le liste di tesine proponiate nei vari siti
scolastici; acqua, adolescenza, alimentazione, amore, bambini, calcio, Barack
Obama (?), danza, dolore, donna, guerra in generale, immigrazione, fascismo...
Nulla sulla Musica, figuriamoci sul
Rap, ma l’ha scelta lui, zitti tutti!
lunedì 20 maggio 2013
Noi viaggiamo sicuri!
Un tema, quello di viaggiare sicuri, che mi
sta molto a cuore.
Non perdo l’occasione per riproporre questo
mio post e aderire alla campagna di AC
Sin
dalla nascita abbiamo mille modi di esprimere amore ai nostri piccoli. Anzi
potrei dire con assoluta certezza che iniziamo molto prima, preparando tutto il
necessario (e anche di più) per la nascita.
Inizia un cammino di responsabilità verso i nostri figli. Un
“tragitto” che vorremmo percorrere con loro in tutta sicurezza e
consapevolezza.
Quanto lo siamo, consapevoli e responsabili, quando si tratta di
sicurezza in auto? Quante volte pensiamo che un breve tragitto in auto non
valga una “discussione” con i nostri figli, per le cinture di sicurezza?
Sappiate che la sottoscritta trascorse ben due ore in un
parcheggio di un Centro Commerciale perché il proprio bambino, a suo tempo
quattrenne, rifiutava di farsi allacciare le cinture e si slacciava di
continuo!
Perché ci troviamo a responsabilizzarli nei gesti quotidiani
(“sta’ seduto a tavola”, “lavati i denti” e altro ancora) mentre spesso
non riusciamo a farlo per qualcosa che può “salvare loro la vita”?
martedì 14 maggio 2013
Ci sono cose che...
L’ho
fatto un mese fa, non era la prima volta, bensì la seconda in vent’anni. Se
penso che ci sono persone che lo fanno molte volte nel corso della propria
esistenza, mi sento mancare. Personalmente spero tanto sia l’ultima.
Non è che non mi sia piaciuto! Tutt’altro, ma forse quest’ondata
di caldo smorzerebbe anche la più intensa commozione dell’animo.
Ci vuole passione in tutto quello che si fa e di certo non mi
manca.
Amo i cambiamenti, amo tutto quello che improvvisamente muta, amo
infilarmi nelle situazioni in bilico tra quello che la realtà ci disegna e la
più fervida immaginazione di quel che sarà.
giovedì 2 maggio 2013
La mia vita è cambiata quando...
La mia vita è cambiata
quando ho gioito con le amiche nel vedere che un foglio di carta igienica
sospeso nel water, impregnato di liquido anticalcare, avrebbe tolto quelle brutte macchie.
Più passano gli anni più
mi rendo conto che ci sono momenti di aggregazione tra donne che non
necessitano di confronti di un certo spessore.
O meglio, secondo me non
ne sentiamo il bisogno, anzi la capacità di essere multitasking , di poter
cambiare contesto a piacimento, ci permette di portare la conversazione laddove vogliamo, a volte intensa, a volte
frivola, seria, scandalistica, dotta, inconcludente, pungente, come questa…
domenica 14 aprile 2013
Baciami stupido!
Ma poi che cosa è un
bacio? Un giuramento fatto, un poco più da presso, un più preciso patto, una
connessione che sigillar si vuole, un apostrofo roseo messo tra le parole
t'amo; un segreto detto sulla bocca, un istante d'infinito che ha il fruscio di
un'ape tra le piante, una comunione che ha gusto di fiore, un mezzo di potersi
respirare un po' il cuore, e assaporarsi l'anima a fior di labbra! (Edmond Rostand)
Il bacio è questo ed altro ancora. E chi lo
dice?
Ecco appunto, io ho sempre pensato che il
bacio fosse il bacio, che non è “un bacio”, ma è “Il bacio”.
Voglio dire quando baci un ragazzo sulla
bocca non esistono tanti modi di baciarlo…
lunedì 8 aprile 2013
Io sarei allegra come la Gerbera...
Non che abbia mai avuto modo di parlare con i fiori e, per tranquillizzarvi, nemmeno li ho mai sentiti parlare.
Il linguaggio dei fiori, conosciuto anche come florigrafia ha radici molto lontane. Questo modo di comunicare si sviluppò già a partire dall’Ottocento. Fiori e allestimenti floreali erano un valido mezzo per “comunicare” emozioni o stati d’animo, senza creare “disordini” morali.
Se ricevete da un uomo un Chiodo di garofano, ci tengo ad informarvi che non vuole sfruttare la proprietà analgesica del fiore, per farvi preparare un decotto per il mal di gola, ma vuole semplicemente comunicarvi di avervi amata a vostra insaputa!
Credetemi non c’era e non c’è mezzo di comunicazione più diretto e preciso dei fiori.
lunedì 25 marzo 2013
È tutto un attimo
L’attimo in cui ho deciso di rimettermi a scrivere, è
stato solo una questione di un attimo.
Tutto si gioca in una foto istantanea della tua vita,
in un’immagine che sembra voler restare ancorata a quell’attimo.
In un attimo ti affidi ai tuoi pensieri che cercano di
spiegarti cosa sia successo, un attimo di dolore, un attimo di gioia, un attimo
di smarrimento, un attimo di indecisione, un attimo di speranza.
I momenti della vita.
Sei forte di attimi, un susseguirsi di attimi infiniti.
lunedì 4 febbraio 2013
Re-Sushi-Ti-Amo
È un po’ che continua a ripeterlo “ti
voglio portare lì, andiamo lì, è tutto buonissimo!”
“Ti vengo a prendere alle sette!”
Gabibbo è l’amica mia; lei non
chiede, lei non discute mai, non fa conversazione, non chiacchiera, non scambia
opinioni…lei ordina!
Cosicché sabato, spinta da una
tempesta con raffiche di vento a 25 nodi, mi ritrovo seduta nella sua auto.
Gabibbo non possiede un’auto, il suo è un salotto e tu sei un acaro.
Nella portiera ha un polverdetector,
se non hai le scarpe pulite, parte una sirena, che la sento pure io.
mercoledì 30 gennaio 2013
E.T. può succedere, no?
Mi sventola il telefono sotto il
naso. I baffi alla Magnum coprono spietati le labbra. Un’impresa carpire cosa
stia dicendo.
Chiedo a babbo mio di ripetere più
lentamente.
Intravedo un “non funz…” “bloccat”,
“non sento”.
Dillamme.
Sono di corsa e non avendo capito il
problema gli dico “mettilo in carica, sarà scarico no? O hai finito il
credito?”
Scuote la testa (questo l’ho
capito).
giovedì 24 gennaio 2013
Telefonando perché?
Chiara, l’amica mia, mi disse “ecco ora scegliti un nome per il tuo blog?”.
Un nome?
Io? Io, devo trovare un nome per il mio blog?
È successo anche agli altri blogger? Siamo sicuri?
A me sembra più difficile scegliere il nome del blog che prendere la decisione di aprirlo (è anche vero che è più “facile” restare incinta che decidere il nome del proprio bambino).
Telefonando.
Ho pensato ad una cosa che mi piaceva tanto fare (ma va?) e che non avrei mai creduto che ne avrei dovuto fare a meno.
Qualcosa che mi aveva fatto ridere tanto, ma anche piangere, che non sempre ho compreso, che spesso ho “trattato” male, che mi ha fatto battere il cuore, ma anche sbatterci la testa, che mi ha fatto sentire vicina a chi mi era lontano, che ha raccolto le mie lacrime in silenzio senza ….risposta.
Telefonando.
Ora non lo posso più fare. Ma che dico?
C’ho un blog! Telefonando lo faccio da qui.
mercoledì 23 gennaio 2013
C'ho un blog
Non succede così, non è che una si alza la mattina, si stiracchia, mette i piedi giù dal letto, guarda la sveglia e dice “è ora di aprire un blog!” Non succede così.
Fino a quel giorno lì, hai fatto altro. Certo che qualche blog lo leggevi, e qualcuno ti è piaciuto assai.
Ma non basta. Io continuavo a dire “non ce l’ho, un blog”.
Alla fine mi garbava pure che dicessi di non avere un blog.
Io non ce l’ho un blog.
Mi piace scrivere, ma non ce l’ho un blog.
E perché non ce l’hai un blog?
E chi ha detto che non ce l’ho!
C’ho un blog!
È quasi imbarazzante, ma sto cercando di “rompere il ghiaccio” con mister Blog.
Scrivere in un sito, quello che ho fatto per qualche mese, è un po’ come andare in tivù. Sembra che davanti all’obiettivo diventino tutti più sciolti, pronti a dichiarare al “mondo” i propri pensieri più intimi.
Ma ora c’ho un blog!
È diverso. Se potessi fare un disegno del “diverso” disegnerei qualsiasi cosa ma con l’altra mano. È più difficile? No, è diverso!
C’ho un blog!
martedì 22 gennaio 2013
Il mio blog
Questo è il mio primo blog e senza il prezioso aiuto di Chiara , una carissima amica, quasi sicuramente, mi sarei persa in rete e non solo.
Difficile dar voce all'emozione che provo per avere finalmente uno spazio virtuale tutto mio.
Telefonando... vi racconterò la mia vita di mamma di un ragazzino di 14 anni, di donna alla corte di un Re, con tutte le mie passioni, i miei hobby e soprattutto inciamperemo insieme in tutti i miei garbugli esistenziali...
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